Dove: museo d’arte contemporanea Villa Croce
Quando: 23 aprile- 18 giugno 2017
Anteprima stampa venerdì 21 aprile: 11.30
Opening sabato 22 aprile: 18.00 – 21.00

A cura di Frida Cazzarato
In collaborazione con Art Test Fest
e Istituto Italiano di Tecnologia, Genova

Villa Croce presenta What Next?, la prima personale di Riccardo Previdi (Milano, 1974) in un museo italiano. La mostra ospita una serie di lavori tra installazioni, pitture e video, frutto di diverse esperienze e recenti collaborazioni, come quella con l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova che ha dato vita ad un nucleo di nuovi lavori, uno dei quali porta lo stesso titolo alla mostra.

La personale di Riccardo Previdi si apre con una grande scritta luminosa, OPEN, installata sul tetto del museo, per poi proseguire al piano nobile dell’edificio neoclassico. Prodotte su larga scala in Cina e poi rivendute in tutto il mondo, le insegne luminose a led costellano con la medesima estetica di lucine blu e rosse le vetrine di esercizi commerciali di diversa natura in numerose città. Riccardo Previdi, come spesso avviene nella sua pratica artistica, si appropria di quest’oggetto e lo trasforma caricandolo di ulteriori significati. Sono nati così due lavori entrambi intitolati OPEN. Da un’operazione d’ingrandimento, l’insegna diventa per lo spazio esterno una scultura di quasi cinque metri per tre, che per la mostra di Genova viene allestita sul tetto della villa in modo da essere visibile sia dalla strada che dal mare. Invece da un procedimento di assemblaggio, sedici di queste insegne diventano un lampadario dalla forma ottagonale, OPEN (Chandelier), appeso nella sala che apre il percorso espositivo.
OPEN è per l’artista un invito e una dichiarazione di presenza, ma anche indice della complessità insita nelle dinamiche economiche, sociali e politiche che caratterizzano il nostro presente. Si determina un parallelismo tra il contesto espositivo di Villa Croce e il titolo della mostra, cosa accade dopo che si è varcata la soglia del museo e si sale al piano che ospita la mostra? What next? (“E poi?”) trasforma l’interrogativo che Mario Merz, uno dei massimi esponenti dell’Arte Povera, poneva come oggetto delle sue opere (“che fare?”) in un atteggiamento scettico nei confronti del futuro prossimo della società dominata dal susseguirsi frenetico degli eventi, delle informazioni e delle innovazioni tecnologiche che determinano sempre nuovi rapporti tra scienza, individuo e società globale. Non a caso What next? è anche il titolo di un nuovo lavoro che racconta l’incontro dell’artista con le recenti ricerche scientifiche in campo fisico. Attraverso il dialogo con l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, Riccardo Previdi ha avuto modo di confrontarsi con la nanoscopia ottica, ovvero la tecnologia che ha permesso di oltrepassare i limiti di visione consentiti dal microscopio nello studio dell’in nitamente piccolo. In questo modo la tecnologia ha ridotto le distanze nella capacità di vedere dell’occhio umano arrivando a poter vedere, e quindi a studiare, le molecole che compongono le cellule.

A questo si ispirano le sette nuove tele dell’artista, What next? (Human Burkitt Lymphoma Cells), realizzate a partire da scansioni fatte al microscopio di cellule tumorali e poi rielaborate utilizzando lo stesso processo delle precedenti opere dell’artista, intitolate “Test”, e basate sull’elaborazione di pattern e prove di stampa. Le immagini elaborate dall’artista a partire dalle scansioni microscopiche disegnano nella loro sequenza una sorta di nuovo paesaggio in dialogo con quello naturale che si può ammirare affacciandosi dalle nestre di Villa Croce. Invece l’opera Spaccare il capello in quattro è stata prodotta a partire dalle scansioni nanoscopiche effettuate presso l’IIT di Genova dove un capello dell’artista è stato ingrandito no ad otto volte rivelandone la struttura molecolare, ma creando al contempo un’immagine completamente astratta. Sia l’opera What next? (Human Burkitt Lymphoma Cells) che Spaccare il capello in quattro rimandano al cuore della ricerca di Riccardo Previdi creando un collega- mento tra tecnologia, utilizzata in campo scienti co, e processi di produzione e post-produzione dell’immagine. Allo stesso modo di OPEN all’entrata del museo, così i lavori recentemente prodotti per la mostra diventano la metafora della soglia che di volta in volta si de nisce e si modi ca tra chi osserva e l’oggetto osservato, tra spazio privato e spazio pubblico, tra esperienza intima e condivisa. Come nella serie intitolata COCOON, che ha le sue radici in uno dei primi lavori di Riccardo Previdi, realizzato nel 2000 ed intitolato Catarifrangente, in cui l’artista compare “imbozzolato” in un materiale altamente riflettente. A distanza di tempo l’artista riprende quei lavori in cui si fa impacchettare con quanto normalmente viene utilizzato per imballare le merci. Le azioni sono fotografate e riprese da una telecamera all’interno di spazi privati, come presenta il video AMPELMAN montato in 32:9, ovvero due riprese da 16:9 accostate che permettono la visione contemporanea di due azioni svolte in luoghi e tempi diversi. Per Villa Croce, sono presentate per la prima volta una serie di involucri, allestiti su uno sfondo grigio dipinto a parete che li trasforma in una sorta di quadri. Intitolate Vacuum, queste composizioni formali astratte rappresentano delle time capsule, ironicamente delle tracce personali sospese nel tempo e lasciate a futuri ricercatori.
What Next?, sebbene si presenti come una domanda, nella pratica e nell’approccio di Riccardo Previdi diventa una “epoché”, ovvero una sospensione del giudizio sul futuro a partire dalla complessità del presente.

La mostra si è sviluppata a partire da Art Test Fest, festival di arte contemporanea tenutosi a Genova lo scorso novembre e realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando ORA! per creare un terreno d’incontro tra artisti e produttori di nuove tecnologie. A quest’evento l’artista ha partecipato con una residenza e un workshop durante il quale ha esposto il suo rapporto con la tecnologia e il pensiero scienti co. Da questo confronto sono nate le opere: What next? (Human Burkitt Lymphoma Cells), 2017 e Spaccare il capello in quattro, 2017 quest’ultima realizzata in collaborazione col dipartimento di Nanoscopia dell’IIT di Genova.

Riccardo Previdi (Milano, 1974) vive e lavora tra Berlino (D) e Merano (Bz, I). Ha studiato architettura al Politecnico di Milano e arti visive all’Accademia di Brera, questa duplice formazione lo ha portato a interessarsi al rapporto tra arte e progetto. Ha esposto in numerose mostre collettive in Italia e all’estereo tra cui ricordiamo: 1st Moskow Biennale (2005); Manifesta 7, Rovereto, Trento, Bolzano (2008); 21×21: 21 artisti per il 21°Secolo alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2010); Wir sind alle Austronauten al MARTa di Herford (2011). Tra le personali: Fraktur al De Vleeshal di Middelburg (2009); Wrong Test all’Istituto Italiano di Cultura di New York (2011); Chrome al Lichthaus di Arnsberg (2011); OPEN presso Edison Open Garden, Triennale di Milano, Milano (2015). Dal 2006 è rappresentato dalla galleria milanese Francesca Minini. Dopo aver vissuto per quindici anni nella capitale tedesca, si è da poco trasferito a Merano, in Alto Adige / Südtirol. A Berlino ha, tra le altre cose, lavorato nello studio di Olafur Eliasson e realizzato il Green Light Pavilion, una struttura espositiva temporanea in cui hanno trovato luogo, tra le altre, le mostre personali di Thomás Saraceno, Monika So- snowska e Wolfgang Breuer. Ha esposto e curato mostre all’AUTOCENTER, da nationalmuseum e nella Galleria Sommer & Kohl.

Frida Carazzato (Padova, 1980) è assistente curatoriale presso Museion, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano. Per Museion cura la programmazione per la Facciata Mediale di video e performance e il progetto di arte nello spazio pubblico del Piccolo Museion – Cubo Garutti. Fino al 2016 ha curato le mostre della Project Room del museo bolzanino.