A cura del team Open Your Art.

In collaborazione con Galleria Deodato Arte Milano

Andy Warhol (1928 – 1987) è l’artista più conosciuto della pop art americana tanto da esserne diventato una vera e propria icona con cui identificare il movimento artistico stesso. La pop art, allontanandosi dalle scelte artistiche dominanti nell’America degli anni ’50 (l’action painting e l’espressionismo astratto), si concentra sulla rappresentazione della realtà che, proprio in quel periodo, stava subendo delle trasformazioni tanto rapide quanto radicali anche mediante l’influenza della comunicazione di massa.

Warhol intercetta questa mutazione sociale e la esprime nella sua ricerca artistica utilizzando le immagini e i linguaggi della pubblicità, del cinema e della televisione come fonte di ispirazione ma, altresì, come vero e proprio materiale di lavoro per le sue opere. L’opera d’arte diventa un prodotto come tutti gli altri e, come tale, deve essere fabbricato e “consumato”.

In questa prospettiva lo studio dell’artista non è più un laboratorio in cui si realizzano opere uniche ma una factory, una fabbrica che produce oggetti in serie. Per questo motivo una delle tecniche più utilizzate da Warhol è appunto la serigrafia che consente di ottenere copie identiche del soggetto dell’opera, ripetibili in serie potenzialmente infinite fino a svuotare di significato il soggetto stesso.

All’interno di questa visione artistica le immagini derivate dall’utilizzo dei programmi di digital painting, file riproducibili infinitamente senza neppure procedere all’operazione di stampa, rappresentano il coronamento del concetto di serialità. Ed infatti Warhol, una volta scoperta la potenzialità del personal computer, lo utilizza con entusiasmo e curiosità, intuendone l’enorme potenziale.

Il risultato di questa sperimentazione, iniziata nell’85 quando Commodore chiede a Warhol di fare da testimonial per il lancio dell’Amiga 1000 e continuata probabilmente fino alla sua morte, è rimasto nascosto al pubblico fino al 2011.