Dove: Scalone di Villa Croce

Quando: 26 gennaio – 31 marzo 2013
Inaugurazione: 25 gennaio, ore 18
Proroga: 26 maggio 2013

APPROFONDIMENTO

cariàtide s. f. [dal lat. caryatis –˘ ıdis, gr. Καρυᾶτις-ιδος «donna di Carie»]. 1. Figura femminile scolpita, usata in luogo di colonna o pilastro a sostegno di sovrastanti membrature architettoniche; il nome (deriva dalle donne di Carie, antica città greca della Laconia, fatte schiave dagli Ateniesi e raffigurate dagli scultori greci in funzione di colonne)… www.treccani.it
Lo scalone di Villa Croce prende vita con 5000 fogli appesi singolarmente a ricostruire un fregio tridimensionale; una teoria di ‘cariatidi’ contemporanee, donne nude di diverse età, la cui immagine, fotografata, disegnata o trovata dall’artista Marta Dell’Angelo, è stata montata in una successione quasi cinematografica.

I corpi composti dalla sovrapposizione di decine di frammenti di fogli A4, (il formato burocratico della nostra vita quotidiana: bollette, certificati, documenti), che stampati e fotocopiati, creano una pelle squamosa in perenne movimento. Un filtro che reagisce agli spostamenti d’aria creati dal passaggio del pubblico per le scale, svolazzando in onde di movimento che negano la bidimensionalità del foglio e della parete.

Le immagini in bianco e nero, con improvvisi dettagli di colore, si sgretolano in astratte campiture tonali quando visti da vicino, mettendo in moto una forma di cubismo al contrario, che, citando formalmente le fotografie di E. J. Muybridge (1830-1904) Woman Walking Downstairs, strizza l’occhio a un capolavoro della storia dell’arte contemporanea come il Nudo che scende le scale n. 2 di Marcel Duchamp (1887-1968), per raccontare la frammentata percezione del nostro corpo teorizzata da Jaques Lacan (1901-81).

Queste cariatidi si ribellano virtualmente al peso dell’elemento architettonico marmoreo, che segna la quota del primo piano, non sono colonne umane, prigioniere del peso dell’architettura, ma figure libere che balzano, danzano, si tuffano, fanno la verticale, la spaccata, le capriole, si inginocchiano, si girano, si alzano in punta di piedi, sfuggendo alla rigida geometria dello spazio.
Questi corpi sembrano partecipare a un rito pagano, un baccanale contemporaneo in cui il corpo femminile nudo è rivendicazione di libertà, e di azione, una forma visiva di écriture féminine.

Marta Dell’Angelo (1970), appassionata di antropologia e neuroscienze crea installazioni, video, performance, oltre ad opere su carta e su tela per riflettere sui codici sociali e psicologici, che imprigionano il corpo femminile in posizioni stereotipate. Diplomata all’accademia di Brera, vince nel 2002 il Premio New York. Il suo lavoro è stato presentato in numerosi musei come Museion, Bolzano; la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino e il Museo del Novecento, Milano e il MAMbo di Bologna.