Dove: museo d’arte contemporanea Villa Croce
Quando: 13 giugno – 2 novembre 2014
curata da CHAN
realizzata con il contributo di Nichola Czyz

 

“È nostro dovere di uomini e donne comportarci come se non esistessero limiti alle nostre possibilità. Noi collaboriamo alla creazione dell’universo”— Teilhard de Chardil

L’ispirazione iniziale di questa particolare struttura deriva da un’immagine panoramica della luna di Saturno, Titano, realizzata nel 2004 dalla missione Cassini-Huygens (una collaborazione tra NASA, ESA e ISA) – attualmente ancora in corso. Il mosaico fotografico originale è costituito da un patchwork di 30 immagini panoramiche, realizzate a una distanza di 5 km, mentre la sonda Huygens atterrava sul corpo celeste più lontano su cui l’uomo sia riuscito ad arrivare ed iniziava a trasmettere informazioni. La forma della struttura corrisponde a quella della “Discesa su Titano”, un’immagine assemblata realizzata da CICLOPS (Cassini Imaging Central Laboratory for OperationS), che mostra anche l’effettivo punto di atterraggio della sonda satellite Huygens.
Il primo satellite di Saturno fu scoperto da Christiaan Huygens* (da cui l’eponimo della sonda spaziale) nel XVII secolo e inizialmente fu chiamato Saturno I. Successivamente, man mano che venivano scoperte altre lune, venne rinominato Saturno IV e poi Saturno VI. Nel XIX secolo l’astronomo John Herschel riprese la tradizione di chiamare gli oggetti celesti con nomi dell’antica mitologia greca e così rinominò le lune conosciute di Saturno con i nomi dei Titani, tra queste chiamò il satellite maggiore semplicemente Titano (un nome che di per sè rimanda a molteplici entità). Crono o Saturno, l’antico dio del Tempo, era egli stesso un Titano che aveva detronizzato (con l’aiuto della madre Gaia – dea Terra – e quattro dei suoi undici fratelli) il padre Urano, precedente divinità patriarcale e dio del cielo.
Interessato ai processi e alle tecniche utilizzati per la visualizzazione dei corpi celesti e per la produzione di immagini extraterrestri, intese come creazione e sviluppo di diversi modi soggettivazione nel terzo millennio, Jol Thomson è attratto da queste inconsuete strutture galattiche che emergono come risultato di complesse stratificazioni, prospettive multiple e di una sincronizzazione policronica. È attraverso questi processi multiformi “a mosaico” che si articola una nuova cornice, o visuale, ed è sua convinzione che una nuova struttura richieda anche nuovi archetipi e nuove modalità di osservazione. È in questo punto che scienza e linguaggio incontrano le loro origini mitiche. Lo sguardo degli antichi indovini, oracoli e astronomi nei neri regni di ossidiana o nel cielo notturno rivelava loro storie, poemi, visioni del futuro e sistemi di conoscenza, come il tempo stesso. Ancora oggi, guardando nell’oscurità, profondità di archetipi onnipresenti possono iniziare a rivelarsi e segni nascosti rendersi visibili. L’artista offre allo sguardo oscure superfici geologiche inserite in un’inquadratura extraterrestre per spingerci a riflettere su cosa potrebbe esserci al di fuori dei territori del pensiero, del persistere degli argomenti e della durata dei saperi. In questo senso, si potrebbe leggere questo lavoro come una cornice al contrario, quasi una sorta di rovesciamento di prospettive, come nella Base del mondo di Piero Manzoni.
Jol Thomson è nato in Canada dove ha conseguito il suo primo diploma all’Università di Toronto. Si è laureato
alla Staedelschule di Francoforte (Germania) nel 2013. Attualmente vive a Berlino. La sua ricerca spazia attraverso diversi mezzi espressivi.
CHAN è uno spazio no profit e un collettivo curatoriale attivo a genova dal 2009. CHAN si propone di rendere le ultime tendenze artistiche accessibili utilizzando un linguaggio semplice. CHAN promuove la circolazione delle idee e della produzione artistica attraverso la sua attività editoriale.