Dove: Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce
Quando: 25 aprile – 12 maggio 2013

APPROFONDIMENTO

Trovarsi immersi all’improvviso in un mondo parallelo, in un ambiente in cui le distinzioni di genere e la rigida separazione tra realtà e immaginazione sembrano non esistere, questo è l’effetto che produce la mostra di Vera Comploj.

Questa giovane fotografa ha imparato dal mondo della moda a cogliere i momenti sospesi e al contempo a fotografare scomparendo, diventando non “voyeuse”, ma confidente specchio umano delle emozioni dei personaggi che sceglie di ritrarre. Così In Between, evoca un momento di sospensione, un rito di trasformazione di passaggio, catturando una serie di drag queen della scena underground americana nei momenti che preludono la loro entrata in scena.

È come se Vera Comploj avesse usato la macchina fotografica come scusa per potersi intrufolare nella vita di questi personaggi al contempo eroici e patetici, che si sono svelati al suo obiettivo nella loro grandiosa e tragica teatralità.

La serie di fotografie in bianco e nero scattate in pellicola mostrano diverse drag queen ritratte attraverso vertiginosi inquadramenti prospettici e inaspettati tagli compositivi, sospesi tra l’identità maschile e quella femminile, tra la persona e il personaggio, e comunicano un’inquietante energia sessuale. Similmente la grande foto a colori, che mostra un paio di gambe maschili in tacchi a spillo, sembra svelare e al contempo complicare la lettura di queste immagini, in cui i simboli e i luoghi comuni crollano grazie alla perfezione compositiva delle immagini.

Il video in bianco e nero In Between (letteralmente tra) si articola a scatti quasi a ritmo della musica elettronica che fa da sottofondo al lavoro, rendendo le immagini quasi dei flashback non necessariamente consequenziali. Compare Tiara, una drag queen, la cui mascolinità non scompare sotto il trucco e la serie di elaborati copricapi orientali tratti dalle danze tradizionali indonesiane. Pesantemente truccata e mascherata, con un costume sensuale e il busto maschile nudo, ci guarda provocante, ci seduce con voluttà e balla lentamente con mosse equivoche e conturbanti. Seguendo i suoi movimenti ipnotici si perde gradualmente la certezza sul suo sesso; dopo uno stacco ci troviamo immersi in una foresta equatoriale, in cui uccelli del paradiso (una specie in cui gli esemplari maschili sono bellissimi, colorati, con piumaggi suntuosi e dorati e le femmine grigie e insignificanti) si scambiano effusioni, canti d’amore in un crescendo di desiderio ed energia sessuale. _ Queste immagini diventano metafore della condizione di Tiara, uccello del paradiso, rinchiuso in un corpo non suo e capace attraverso la danza di liberarsi e di raggiungere una forma di spiritualità superiore. Infatti il video si conclude con Tiara che esegue, in chiave contemporanea, le mosse della danza tradizionale indonesiana Asmaradana in cui l’amore, più forte di qualsiasi potere, trionfa.

Fonte d’ispirazione per questa forma di contaminazione è la ballerina Ruth St. Denis (1879-1968) che rivoluzionò la danza moderna americana attraverso l’introduzione nella danza moderna occidentale di movimenti e rituali tipici delle danze orientali.
Nel suo complesso la mostra si trasforma in una forma di sospensione tra giorno e notte, tra mascolino e femmineo, tra oriente e occidente, che, come nella filosofia orientale lo Yin e lo Yang (il bene e il male), si completano, si contraddicono e si influenzano a vicenda.