Dove: Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce

Quando: 1 dicembre 2012 – 18 febbraio 2013
Inaugurazione: venerdì 30 novembre, ore 18.30
Proroga: fino al 24 febbraio 2013

APPROFONDIMENTO

High Gospel rivela una profonda ossessione per la Natura e uno sguardo sempre radicato e volto ai suoi funzionamenti.

Il titolo della mostra nasce dall’accostarsi di due universi differenti.

Nelle parole dell’artista, “High sta per alto, intenso, elevato, acuto; Gospel, usato come termine tecnico musicale, traccia un credo. È una coralità di pensieri, di suggestioni, di temperature che si sono addensate e condensate, aggregate intorno a grumi ferrosi, trazioni e rotolamenti. High Gospel è una linea che scorre molto in alto; uno skyline dolomitico. Ha qualcosa della musica celestiale, del salmo, e gioca in dialettica con l’energia tellurica che accomuna i lavori”.

È interessante il fatto che, benché Alberto Tadiello sia nato nel 1983, i meccanismi e i materiali industriali al centro del suo linguaggio non siano fantascientifiche mostruosità digitali, ma al contrario si compongano di agglomerati elettromeccanici, di chilometri di cavi elettrici, di sistemi audio e scarti di metallo. Diventa importante il fatto che queste installazioni non siano il frutto di un processo di produzione semi-industriale, ma vengano create in prima persona dall’artista attraverso ore di lavoro in cui taglia, piega, monta e salda materiali diversi.

Questo è insolito visto che Tadiello fa parte di una generazione cresciuta nell’era post-digitale, in cui le macchine non sono più il prolungamento del sistema muscolare, ma del sistema nervoso, dematerializzando la percezione dei limiti del corpo e offrendo la possibilità di vivere sospesi fuori dal tempo e dallo spazio.

Erede della tradizione “poverista” nell’uso dei materiali e nel rapporto tattile, e non solo concettuale, con gli oggetti di cui si appropria, Alberto Tadiello crea sculture classiche nel loro uso dello spazio, vitali nella loro capacità di catturare energia e inquietanti nell’infiltrarsi fino a sotto la pelle di chi sta loro di fronte.

Alberto Tadiello è un artista che attraverso installazioni ambientali, sculture e disegni indaga il rapporto con lo spazio e con il tempo, analizzando le relazioni tra dimensioni sonore e visive.
Le sue opere nascono dalla manipolazione ingegneristico-poetica di materiali d’uso comune trasformati in macchinari utopici che, attraverso il loro funzionamento dis-funzionale, sembrano prendere vita. Esordisce nel 2005 rielaborando le frequenze sonore delle maree veneziane in una partitura musicale astratta e ipnotica; nel 2008 crea una scultura minimale a parete di piccoli carillon motorizzati la cui accelerazione, oltre a consumarli entropicamente, trasforma le loro melodie in una stridente cacofonia ambientale; nel 2009, montando insieme un trapano con un compasso e una biro, realizza uno strumento per disegni frattali che paiono catturare la casualità programmata del moto delle particelle; nel 2011 ordina all’interno di alcune campane di mdf una fioritura di campanelli quasi a ridisegnare la configurazione elettronica di un atomo e a diffondere nello spazio una vigorosa radiazione sonora.

A Genova l’artista presenta una serie di nuovi lavori creati in dialogo con gli spazi classici della villa.
Installazioni sonore, grandi sculture, disegni, cingoli prigionieri della loro inutile arcaicità meccanica, sembrano manifestare una forma di luddismo al contrario. Esemplare è Tarantolata, una grande scultura rotante composta da una betoniera portatile e da una raggiera di stecche metalliche e liste di mdf, che girando si trasforma in un cardo ferroso che avvolge e risucchia lo spazio circostante. La bellezza e la brutalità di questa scultura ipnotizza attraverso una sorta di contrazione spaziale. Similmente, le due installazioni sonore realizzate attraverso la rielaborazione digitale di alcune campionature audio modificate, torturate, capovolte e rallentate dall’artista, danno vita a esperienze sonore magnetiche e avvolgenti, insistenti e incombenti in cui il suono diventa scultoreo e tridimensionale. Le due serie di disegni sembrano esperimenti per il rilascio di forza pura, tracce di un segno feroce, buchi neri composti dall’ostinazione compositiva dei loro molteplici strati. I lavori presentati in mostra sono degli organismi attivi, che inesorabili, minacciosi e stridenti, restano prigionieri di processi inutili che li trasformano in enigmatiche presenze che girano, muovono, suonano, disegnano o tagliano cariche di melanconica energia.

Alberto Tadiello (Montecchio Maggiore, Vicenza, 1983) laureato all’Università IUAV di Venezia nel 2007, ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero tra cui:
– “T2 –Triennale Torino. 50 lune di Saturno”, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, 2008;
– “X Initiative”, New York, 2009;
– “Science versus Fiction”, Bétonsalon Centre d’art et de recherche, Parigi, 2009;
– “SI – Sindrome italiana”, Le Magasin, Centre National d’Art Contemporain de Grenoble, Grenoble, 2010;
– “Italian Art To Be Listened To”, NCCA, Mosca, 2011;
– “Experimental Station”, CA2M, Centro de Arte Dos de Mayo, Madrid, 2011;
– “Terre Vulnerabili”, Hangar Bicocca, Milano, 2011;
– “Sound art. Sound as a Medium of Art”, ZKM Centre for Art and Media, Karlsruhe, 2012.
Nel 2009 è stato vincitore della settima edizione del Premio Furla e nel 2011 del New York Prize.
Ha preso parte a diversi programmi di residenza organizzati da: Dena Foundation for Contemporary Art a Parigi, Gasworks International Residency Programme a Londra, Villa Arson a Nizza, HIAP ad Helsinki, Viafarini a Milano, ISCP a New York. I suoi lavori sono stati presentati alle sezioni “Present Future”, Artissima Torino 2008 e “Art | 41 | Basel, Art Public”, Basilea 2010 dalla galleria T293.