Dove: Museo d’arte contemporanea Villa Croce

Quando: 31 gennaio – 6 marzo 2016
Anteprima stampa 30 gennaio ore 16.30
Opening 30 gennaio ore 17.30

A cura di Valerio Dehò

Il museo di Villa Croce presenta una mostra monografica dedicata alle sperimentazioni degli anni Sessanta nelle opere di Francesco Vaccarone.
L’artista negli anni sessanta, dopo un periodo dedicato alla pittura, si avvicina a un linguaggio più sperimentale e alle ricerche visuali. Tali ricerche nascono in risposta alle ricerche delle avanguardie storiche che a Genova costituivano una polifonia di linguaggi, con la volontà di affrancare la parola e il linguaggio dalla mera dimensione semantica.
Nei primi anni Sessanta l’artista si unisce al gruppo genovese Studio, insieme a Zivieri, Tola e Guala, tra gli altri, radunati intorno alla galleria La Carabaga, e sperimenta giocando con il linguaggio contemporaneo utilizzando i media classici delle ricerche pop.
La sperimentazione di Vaccarone di questi anni attinge a diverse contaminazioni estrapolate dal mondo della parola e degli oggetti quotidiani; realizza opere costituite da ritagli di parole e frasi estratte da riviste e giornali, montate con accostamenti forti, carichi di messaggi politici e poetici. Sul versante più figurativo e pittorico presenta una produzione caratterizzata dall’assemblaggio di immagini e oggetti a metà strada tra Pop Art e Nouveau Réalisme. Lavorare in dialogo con le ricerche di molti artisti permetta a Vaccarone di usare Il linguaggio della poesia visiva come risposta alla proliferazione di immagini tipiche della società dei consumi, utilizzando i suoi stessi mezzi, manipolandoli e decodificandoli. L’artista si concentra sulle ricerche verbo visive che prendono le mosse da un’analisi del linguaggio dei mass-media e delle tecnologie che lo supportano, per assumerlo come linguaggio artistico, stravolgendone il significato per rovesciare i rapporti sociali in una sorta di giocosa rivoluzione. L’intervista del curatore Valerio Dehò con l’artista racconta lo sviluppo artistico degli anni Settanta.

Francesco Vaccarone, nato a La Spezia il 4 ottobre 1940, si dedica giovanissimo alla pittura sotto la guida di G. U. Caselli e di G. Bellani, dedicandosi contemporaneamente a studi classici e filosofici. Dal 1957 al 1964 presenta le sue prime mostre personali e prende parte a numerose mostre collettive in molte città italiane, utilizzando un linguaggio creativo figurativo che guarda con attenzione all’espressionismo tedesco. Dal 1965 incomincia ad interessarsi alle ricerche verbo visive in stretto contatto con artisti e poeti attivi in quel periodo (Gruppo 63, Tre Rosso, il Gruppo 70 di Firenze, LineaSud di Napoli), e fa parte del Gruppo Studio di Genova. Il Gruppo partecipa all’aggiornamento culturale della città con la fondazione delle riviste “Marcatrè” e “Tre Rosso” ed è sostenuto dalla galleria-club La Carabaga che tra il 1963 e il 1965 realizza una serie di esposizioni dedicate alla poesia visiva. Nel 1970 si sposta a Roma dove perfeziona le sue conoscenze delle tecniche calcografiche presso la stamperia il Cigno e frequenta vari artisti tra cui Marini, Gentilini, Raphael Mafai, Zancanaro, Guttuso, Fieschi. Sono degli anni Settanta due dei suoi più importanti cicli i “Gabbiani” e i “Clochards”. Nel 1973 viene pubblicata la prima monografia dedicata al suo lavoro, con prefazione di Enzo Carli e del poeta Dino Carlesi, a cura della Galleria d’Arte Macchi di Pisa. Numerose sue mostre sono state allestite in Italia ed in Svizzera e negli anni ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti.

 

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