A cura di Francesca Serrati
In collaborazione con Michela Murialdo

La mostra nasce da una ristretta selezione di opere della collezione permanente del museo di due  significativi artisti genovesi: Claudio Costa e Aurelio Caminati.
A partire dall’ottobre del 1975 i due artisti iniziarono a collaborare per il recupero di una cultura contadina ormai rimossa e abbandonata dall’avanzata della società industrializzata.
E’ così che, in un piccolo paese al centro della Valfontanabuona, valle ricca di tradizioni e leggende legate anche alla stregoneria, nasce il progetto del Museo Attivo di Antropologia di Monteghirfo.

Il museo si trovava all’interno di una casa contadina abbandonata ma intatta, nella quale era possibile raccogliere e conservare gli oggetti costruiti dall’uomo e fondamentali per la sua esistenza. Identificando, rinominando e classificando questi utensili come reperti museali, gli artisti attuano un ripensamento totale del concetto di museo e di cultura che, ribaltando gli assunti duchampiani, recuperano un senso profondo ritornando alla fisicità della materia.
Con questo progetto Claudio Costa si soffermerà sul tema antropologico, essenziale nel suo lavoro, così come il concetto di mito e trasformazione della materia.
Ai margini estremi del paese, intenzionalmente dopo e oltre la Chiesa, venne realizzato nel 1975  con la partecipazione degli abitanti di Monteghirfo “Controprocesso. Verifica per una processualità contro”. Nel Controprocesso Caminati legge, in dialetto, una parte degli atti del 1588 del processo a Franca Borello, condannata a morte come strega a Badalucco, podesteria di Triora. Questo e la trascrizione di altri riti magici, il più noto quello della sperlengueia, costituiranno la prima trascrizione animata che porterà Aurelio Caminati a sviluppare negli anni successivi una forte ricerca legata alle trascrizioni.
In dialogo con il progetto dei due artisti, troviamo il lavoro del giovane artista genovese Christian Tripodina che, attivamente e in modo comunitario, pratica la vita rurale contadina sulle alture di Voltri. Il suo lavoro nasce dal rapporto con la natura, la tradizione e la memoria cercando di definire un’alternativa possibile alla società contemporanea. Come per il progetto di Monteghirfo anche nel lavoro di Tripodina si avverte la necessità di ritrovare le radici di un luogo – trasformato quando necessario in un laboratorio d’osservazione – lasciando che l’artista assuma le sembianze di un esploratore e, allo stesso tempo, di un antropologo. L’artista, in numerose performance, ha indossato tuniche e paramenti che “risuonano” con le leggendarie azioni di Caminati; ha condotto tecniche di interramento di tessuti, l’utilizzo di pigmenti e olii essenziali che innescano un rimando anche con il lavoro di Renata Boero, artista presente nella mostra al piano nobile.
E’ così che questi tre universi artistici riescono, nonostante il tempo, a innescare un dialogo profondo all’interno delle sale, in una continua commistione tra arte e vita con in sottofondo una chiara critica nei confronti della società attuale e del suo continuo abbandono di quella memoria rurale appartenente alla storia dell’uomo.

Si ringraziano tutti i prestatori e quanti, con totale generosità e disponibilità, hanno permesso la realizzazione della mostra.
In particolare: Armando Battelli, Biblioteca Civica Berio, Viana Conti, Miriam Cristaldi, Fabrizio De Ferrari, Zlatolin Donchev, Patrizia Garibaldi – direttore del Museo di Archeologia e di Storia e Cultura Contadina del Garbo, Edda Gazzerro,  Caterina Gualco, Franco Leo, Pietro Millefiore, Anto. Milotta, Silvano Oddo – curatore Museo Etnografico e della Stregoneria di Triora, Soprintendenza della Liguria,  Arianna Spanò, Gianfranco Vendemmiati – Museo Attivo Claudio Costa/I.M.F. – Istituto per le Materie e le Forme Inconsapevoli, Luciano Venzano, Silvana Vernazza – responsabile Area Patrimonio demoetnoantropologico.