Dove: Museo d’arte contemporanea Villa Croce
Quando: 1 ottobre – 5 novembre 2015
Opening: 1 ottobre ore 18.00

CICLI FUTILI#1: GAGGINI
CRISTIANO BERTI

A cura di Raffaele Gavarro
Con il sostegno della Città di Jesi
Segreteria di produzione: altroQuale

Il Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova presenta Cicli Futili#1: Gaggini un nuovo progetto dell’artista Cristiano Berti (Torino, 1967), il primo di una serie di lavori che attraverso la fotografia trasformano la storia in un progetto artistico.

In Cicli Futili#1: Gaggini Cristiano Berti accosta la storia e le immagini di una cava di marmo bianco, la cava di Rocca Bianca che si trova in Val Germanasca in Piemonte, con la storia e le immagini di una fontana di marmo – conosciuta come la Fuente de l’India – che si trova a L’Avana. Questa fontana viene realizzata nel 1836 dallo scultore genovese Giuseppe Gaggini (1791-1867), il quale nello stesso anno ottenne la concessione della cava di Rocca Bianca, diventandone l’imprenditore.

Il lavoro di Cristiano Berti nasce dalla ricerca storica sulla cava e sulla commissione a Gaggini della fontana de L’Avana e fonde in se le immagini di due luoghi geograficamente distanti grazie al lavoro dello scultore genovese. Uno studio che è parte integrante del modus operandi di Berti e che ha portato al reperimento di documenti inediti conservati negli archivi italiani e cubani. A questa ricerca storica si è affiancata la realizzazione delle riprese fotografiche, che compongono un’immagine grandangolare composta dal montaggio di una serie di fotografie, della parete della cava dove si trova la firma di Gaggini e della piazza de La Fuente de l’India habanera. Le fotografie sono state montate con un software per realizzare due ambienti interattivi, composti da audio e da fotografie, che assicurano una visione continua delle immagini.

In occasione della mostra di Cristiano Berti alcune opere di Giuseppe Gaggini, conservate presso il Museo del Risorgimento di Genova verranno raccontate al pubblico.

Cicli Futili#1: Gaggini prevede una seconda tappa espositiva a Cuba e sarà accompagnata da una pubblicazione, che conterrà un saggio critico di Raffaele Gavarro e tutta la ricerca storica e i documenti trovati da Cristiano Berti.

Cristiano Berti (Torino, 1967) inizia a operare come pittore e scultore nel 1987, poco dopo essersi diplomato al Primo Liceo Artistico ed essersi iscritto alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, dove si laurea qualche anno più tardi. La prima mostra è del 1993, una personale al Premio Salvi di Sassoferrato. Parallelamente all’attività artistica, si dedica dapprima a studi di storia della tecnologia, pubblicando alcuni contributi specialistici. Dalla metà degli anni novanta opera in unità mobili per la riduzione del danno tra le prostitute immigrate, un’esperienza che costituirà il fondamento di alcuni suoi lavori di arte visiva, anni dopo. Alla fine del decennio smette di lavorare come operatore di strada, pur proseguendo ad operare professionalmente nell’ambito della inclusione sociale e del rafforzamento di genere. Si distacca inoltre dalle tecniche artistiche tradizionali, sperimenta nuove tecnologie e in particolare lavora con il laminato plastico. Poco dopo abbandona definitivamente la pittura e si dedica alla fotografia, al video e alla installazione di oggetti ricontestualizzati. Privilegia inoltre, rispetto al passato, i processi collaborativi, le interazioni e le azioni artistiche. In questi ultimi lavori usa linguaggi e mezzi differenti allo scopo di costruire sistemi di segni e significati i cui l’apparenza formale diviene maggiormente complessa, contraddittoria o ambigua. Insegna comunicazione multimediale all’Accademia di Belle Arti di Macerata.