Dove: Museo d’arte contemporanea Villa Croce
Quando: giovedì 1 ottobre ore 18.30

Presentazione del libro di Arianna Carossa

Ilaria Bonacossa in conversazione con l’artista,
Andrea Balestrero e Giangavino Pazzola

Il progetto si basa su mie opere, opere che non creerò mai. Il requisito è quello di snellire il lavoro artistico, fatto di oggetti e cose e di arrivare a suggerire le idee che li determinano. La pesantezza della posizione eretta espressa da Bataille, attribuibile all’uso fisico dell’oggetto è diventato per me, avendo sempre lavorato con l’oggetto ed dovendo all’oggetto stesso la certezza della mia esistenza, l’espressione della transitorietà. Ciò che mi interessa è di poter, attraverso l’uso di oggetti / soggetti, arrivare direttamente tramite la suggestione e la rievocazione di parole (scritte e parlate) a soddisfare l’ascoltatore in una via di mezzo, in una zona grigia, dove il mio lavoro ipotetico, diventa un lavoro simile, ma anche probabilmente diverso nella mente di chi mi ascolta o mi legge.
— Arianna Carossa

Presentato la prima volta in occasione dell’art book fair al MoMA PS1, il libro The aesthetic of my disappearance è un’edizione limitata di cento esemplari, nel quale Carossa chiede a nove curatori di essere intervistata riguardo altrettante mostre inesistenti. I curatori scelgono per l’artista le location così che lei abbia la possibilità di immaginare e concepire queste mostre ipotetiche nella propria mente, come opere d’arte.
Arianna Carossa, si forma come pittrice, ma sviluppa una pratica articolata in diversi tipologie di intervento con mezzi espressivi inaspettati. Carossa usa materiali quali la ceramica, la ghiaia, il sale, la resina, la cenere, il marmo, e la lana oltre al suono e ai materiali pittorici. I suoi lavori investigano il complesso rapporto tra narrativa e finzione, attraverso il rimescolamento della logica temporale. Nel 2012 Carossa ha creato una serie che prendendo spunto dalla nave mitologica Argo, riuniva materiale raccolto da internet, legno, sculture in ottone e oggetti comuni di cui l’artista si era riappropriata trasformandoli.

DOCUMENTI ALLEGATI

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